Alcuni millenni dopo o molte centinaia di anni prima

Andrea Trofino
4 min readNov 1, 2023

Tu sei stata la mia assassina e io il tuo corpo, il corpo del reato.

Mi sono risvegliato il giorno dopo e no, non ho fatto e non mi sono sentito come Gesù. Ho aperto gli occhi o almeno è quello che ho creduto di fare ma in realtà ho aperto la mia visione sul mondo, forse con un altro metodo e un altro mezzo per vedere.

Ho visto cose che voi umani…” Dice il cyborg di Blade Runner. Ma le avrà viste davvero?

Mi sono alzato e ho camminato, o almeno ho creduto di camminare con i miei piedi e le mie gambe, ma forse erano altro. Sono scivolato sul pavimento come se fosse ghiaccio o qualcosa di molto, molto liscio. Tutto liscio come l’olio, ma io sono stato un pesce fuor d’acqua che ha rischiato di soffocare.

Sapete cosa ho visto? Ho visto da lontano la Terra che rimpiccioliva fino a diventare un puntino luminoso e ho visto tutti voi, sì, ognuno di voi, qualunque persona del mondo, tutti coloro che stanno leggendo queste memorie. Li ho visti uno a uno, in un frammento di secondo eterno come se fossero dentro di me da sempre. Tutte.

Il mio io non esisteva più. Io ero tutti voi e percepivo ogni cosa che voi anche percepite in ogni attimo della vostra esistenza. Ho sentito i profumi, gli odori, le emozioni, gli imbarazzi, i sentimenti. Questi ultimi sono statei le più difficili da digerire ma, anche le emozioni o sentimenti più aspri e dolorosi dolcemente sono scomparsi sino a diventare dolci e armoniche melodie, suoni oppure un pugno nello stomaco che rimbalza nell’aria come un colpo di batteria. Il rumore dell’Universo, la sua vibrazione costante e infinita. Non ero solo, non lo siamo nessuno di noi, siamo un tutt’Uno. Ora.
Siamo una cosa sola. Quando siamo vivi sulla Terra siamo ogni cosa e poi anche quando siamo morti, non c’è differenza. Sono entrato in connessione con ogni essere umano e ogni altra creatura, ogni pianta, ogni singola roccia o granello di sabbia, ogni filo d’aria appeso alle nuvole.
Ogni goccia degli oceani, dei mari, dei laghi e dei fiumi. Ogni lacrima.
Ogni respiro e molecola dell’aria, ogni scintilla di luce. Ogni fiato e sospiro di sollievo.

Clarissa mi ha ucciso e mi ha dato questo dono immenso. Adesso si sta disperando del suo gesto folle ma necessario, necessario per me e per lei perché adesso io sono anche lei e non posso non amarla come si ama dio stesso, non so quale dio, ma una qualche intelligenza che governa le leggi del caos e quelle dell’ordine che forse sono la stessa identica cosa.

C’è un’unica legge qui, dopo la morte del corpo, un’unica coscienza che è piena di amore e compassione. La potete trovare anche voi da vivi.

Potrei resuscitare se vorrei e ritrovandomi accanto al letto di Clarissa mentre dorme le sussurrerei all’orecchio il mio amore per lei, perché lei mi ha creato e io ho creato lei quando quel giorno l’ho vista per la prima volta. Sono io che l’ho desiderato e l’ho materializzata rendendola reale nella mia vita. Ti ho condotto a me Clarissa come la Terra conduce a sé la luce del sole per far vivere piante e animali. Perché anche tu partecipassi a questo atto di teatro.

Il tutto è in tutto, tu lo sei.

Quando pensiamo che ci siano differenze e divisioni, sbarramenti e chiusure stiamo solo pensando con il nostro ego rinchiuso in un corpo di carne estremamente imperfetto come una macchina a cui basta un colpo o un corto circuito del sangue che vi scorre dentro per cadere a terra e non rialzarsi. Io, noi, siamo molto di più. Voi non lo potete immaginare se state leggendo ma presto lo proverete tutti.

Non sono un santone o un mendicante in cerca di gloria. Io vi dico quello che c’è e basta, a me, non interessa. Io vivo di pace dopo la morte perché la essa non esiste, è solo un passaggio, un stretto vicolo.

Poi si rinasce. Si muore. Si rinasce. Come nella vita vera.

Da qui vi dico che c’è solo vita nell’Universo

Mio fiore. Clarissa mio petalo. Mio briciolo. Adesso tornerò a te e tu tornerai a me. Non ci sono contrari e diversi. Ci reincarneremo insieme sul fango bagnato di una terra lontana e diversa.

Apro la finestra, vedo la distesa immensa del mare e il cielo infinito. Sono io e sto per buttarmi. Perché lo so che non morirò. Lo siamo già tutti da tempo immemore così come da tempo immemore siamo sempre stati e saremo vivi.

Clarissa mi ha ucciso giorni fa. Adesso io tornerò per uccidere lei. E’ la ruota eterna della vita e della morte, della sofferenza del Buddha. Della matrice in cui ci illudiamo di vivere. Ma dobbiamo giocare.

Questa lettera, che è solo nella tua mente, non verrà firmata e te ne dimenticherai appena cambierai pagina.

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Andrea Trofino

Insegnante di inglese, interprete, scrittore e coach