Le morti del destino

Andrea Trofino
3 min readJul 31, 2022

Un salto nel buio riporta Jack Rosenthal nel cimitero dimenticato di Oklahoma City. E’ lì per ispezionare una tomba piovuta dal cielo, portata dal vento da una tromba d’aria che squillava già il trillo della morte appena che fu messa in circolo a trotterellare da un sadico dio del cambiamento climatico. La pioggia intanto sfalda la falda del cappello bianco dell’investigatore e si riversa lungo il suo viso. Sul naso scorre un fiume che scende fino a bagnarlo oltre.

Sudicio, oppure suicidio? Qual è la differenza, pensa Jack. Jack pensa troppo, Jack beve. Prende rum dalla bottiglietta che si porta dietro.

Il fiume in piena della sera prima, il cadavere svuotato ritrovato a riva, la scritta nera sulla spiaggia dorata: DESTINO PROSSIMO, GIRA A SINISTRA.

– E’ il destino di tutti noi, la ruota della fortuna inizierà a dire sempre più spesso di no. Come una moglie puttana che non vuole farlo.

– Le ruote non parlano. — Risponde il mio collega cinico e depresso.

– Non dovrebbero farlo neanche le mogli. Dice Jack.

Già perché se l’ottimista pensa che siamo nel migliore dei mondi possibili il pessimista ne è convinto, quindi stiamo sempre a nuotare nella merda come direbbe un esperto di fogne climatiche.

– Dobbiamo cercare Abigail Johnson. E’ nella tomba numero 47. Morto che parla sulla ruota di Napoli, Italia.

– Sei italiano Jack? Come conosci questa specie di esoterica italiana? — Ribatte Enzel.

– Sì, sono approdato in America grazie al Titanic, quello che non è mai affondato e nessuno conosce. Il vero Titanic non lo conosce nessuno, è segretissimo. La storia di quello sprofondato negli abissi è stata creata per nascondere quello vero.

– Non dire cazzate Jack. — Dice Enzel asciugandosi la fronte con un fazzoletto bianco enorme.

– Cerchiamo questa tomba che parla.

– Se un morto parla, Enzel, cammina pure, stanne certo.

Si avvicinano lungo un boschetto molto folto pieno di lapidi affollate di gente morta, Enzel con la sua torcia riesce a intravedere un nome, ABIGAIL, poi la luce legge anche “MORTA PER MANO DI MARADONA, LA MANO DI DIO”.

– Jack, ma chi scrive queste corbellerie sulle lapidi?!? Chi cazzo è “Maradona”?!?

– Credo sia un vecchio santo italiano a cui piaceva giocare a calcio. E’ morto colpito da un fulmine al centro esatto di un campo da football e lo hanno santificato.

– La mano di Dio? Questi italiani sono tutti pazzi.

Sentono una vocina, il morto sta parlando una lingua sconosciuta.

– Quiiii… qui… quiiiiiiii! — Poi cambia tono e la voce diventa profonda e rauca — Idioti! Sono qui!

I due agenti seguono la scia sonora del morto che parla e alla fine ci arrivano. Jack ha sempre ragione, Jack è un genio.
Adesso piove più forte, cercano di ripararsi sotto gli alberi ma il destino ignora il desiderio dei due sventurati, ignora quello di chiunque.
Il destino è beffardo e camaleontico. Assetato di anime come un demone.

Andrew Bateman il giorno dopo apre il giornale nel suo ufficio accavallando le gambe. Il titolo sulla prima colonna della prima pagina recita: “MORTI DUE INVESTIGATORI: FULMINATI IN UN CIMITERO”.

– Il solito destino. — Dice Andrew storcendo il naso e poi aggiunge:
– Il vero colpevole è sempre il destino. Si fa sempre riconoscere ma non lo becchiamo mai.

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Andrea Trofino

Insegnante di inglese, interprete, scrittore e coach