Lo scatto grigio

Andrea Trofino
3 min readNov 12, 2023

Andrew si alzò di scatto dal letto, guardando le dita ancora macchiate di sangue. Non capiva come fosse possibile, non aveva ferite né lesioni alla testa, eppure il sangue era lì. La sua mente iniziò a vagare, a pensare al peggio. E se fosse stato il padre? O qualcun altro che cercava di fargli del male? La bramosia di vendetta che lo aveva spinto fino a quel momento ora si trasformava in paura.

Andrew sapeva che non poteva rimanere inerme, doveva scoprire da dove venisse quel sangue. Iniziò a cercare indizi nel suo appartamento, ma non trovò nulla di sospetto. Fu allora che notò una finestra aperta in cucina. Andrew si avvicinò e vide che le imposte della finestra erano aperte. Si affacciò al balcone e vide due corvi che davanti allo sfondo di un cielo grigio e plumbeo, si beccavano tra loro e dopo un attimo spiccavano un volo verso l’alto lasciando sul luogo dove si erano appollaiati una goccia di sangue rossa o almeno quella che Andrew Bateman pensò di vedere poiché dopo alcuni attimi svanì nel nulla dissolvendosi tra le mattonelle e il cemento di quella terrazza grigia come era il resto del mondo quella mattina.

Andrew rimase perplesso di fronte a quella scena, non riuscendo a capire il nesso tra il sangue sulle sue dita e i corvi che si beccavano sul balcone. Ma una cosa era certa: non avrebbe potuto rimanere in quel luogo a rimuginare sui suoi pensieri. Doveva agire, doveva scoprire la verità.

Si vestì rapidamente e uscì dall’appartamento, deciso a indagare sulla sua strana scoperta. Camminò a lungo, scrutando ogni angolo della città alla ricerca di indizi. Fu solo dopo alcune ore che riuscì a trovare qualcosa di interessante.

Si avvicinò a un gruppo di senzatetto che stavano banchettando davanti a un cassonetto dell’immondizia. Chiese loro se avessero visto qualcosa, loro risposero di no. Continuò a camminare in quella periferia che sembrava un luogo dimenticato da dio, il passaggio per l’inferno o l’inferno stesso, dove fumi di vapore e smog si confondevano con la nebbia e rendevano una vista totalmente in bianco e nero. La città senza colore, una retrocessione nella campo visivo della tecnologia, a prima degli anni ’80, una retrocessione della civiltà. Si avvicinò vicino quest’uomo che però aveva una sacca rossa tra le gambe che spiccava proprio per il suo colore vivace a dispetto di tutto il resto della sceneggiatura in bianco e nero. Si chinò lentamente e vide che l’uomo stava meditando profondamente con le mani giunte o forse stava solo dormendo e sognando di meditare. Tutta la scena appariva un po’ ambigua in quanto questo stesso uomo, di razza nera, sembrava circondato da una cornice d’oro. Andrew si abbassò per cercare di capire perché quella borsa lo attirava tanto ma all’improvviso lo colse uno stato di ansia e angoscia. Fu disgustato da quello che aveva visto, fece due passi indietro e invece di scappare prese un bastone da baseball che stava lì vicino, dimenticato dai bambini che giocavano nelle giornate di sole e colorate, lo innalzò alto sulla sua propria testa e lo scaraventò con tutta la sua forza su quell’uomo strano e inerme posizionando perfettamente il colpo sopra la sua testa fracassandola con un solo colpo. Andrew fece ancora due passi indietro e iniziò a respirare affannosamente e a tremare gli mancava l’aria e aveva fremiti di paura in tutto il corpo. Il sudore iniziò a scivolare copiosamente dalla sua fronte e si accorse che non era solo sudore, ma era sangue che gli scivolava dalla fronte sul viso e sul suo vestito Armani. Folle di panico, scaraventò il bastone per terra e prima quasi cadendo per terra si mise a correre per quelle viuzze fino a cercare un’uscita dove ritrovare i colori. Riuscì a prendere anche un taxi e a ritrovarsi a casa. Aprì la porta frettolosamente ponendosi poi dietro di essa per paura che qualcuno potesse aprirla e chiudendo a tripla mandata la serratura corse nel bagno, aprì la prima anta a destra prese un flacone e posò sulla mano tre pillole bianche, poi prese un altro flacone da cui ne prese due azzurre le posò sul palmo della mano e le ingoiò senza acqua cercando di deglutirle il più velocemente possibile. Poi si accasciò a terra, piangendo con le mani sul viso, come un bambino, come un Adamo che nel Paradiso Perduto avesse compiuto il suo primo peccato originale. Aveva ucciso un uomo e per di più di colore.

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Andrea Trofino

Insegnante di inglese, interprete, scrittore e coach